Lo sviluppo della filosofia dai Presocratici a Edgar Morin, breve sintesi di oltre 2500 anni di pensiero.
(di Fulvio Pierantoni, 01-06-26)
Stimolato dalla lettura della “Storia della filosofia occidentale” di Bertrand Russell e toccato dalla recente scomparsa del filosofo e sociologo francese Edgar Morin, riduco in poche righe, cercando un minimo di chiarezza e di non risultare troppo banale, questo entusiasmante viaggio nella storia del pensiero, suddividendolo in tappe e idee centrali.
Introduzione.
L’obiettivo di questo articolo è seguire il cammino del pensiero dall’indagine cosmologica e naturale dei presocratici fino alla visione della complessità di Edgar Morin. Il punto chiave, di utilità sociale, è che la filosofia, lungi dall’essere statica e arroccata sulla metaforica torre d’avorio, evolve alternando preoccupazioni cosmologiche, etiche, epistemologiche e metodologiche, adattandosi ai cambiamenti scientifici, culturali e sociali.
Presocratici (VI–V sec. a.C.) — nascita del logos (il tentativo di spiegare il perché delle cose, in opposizione al mythos, la spiegazione divinalontana dalla razionalità) e della physis (“ciò che nasce e si sviluppa da sé”, indicando il ciclo vitale, la forza generatrice da cui tutto proviene e verso cui tutto ritorna).
Caratteristica che unisce gli antichi filosofi che per comodità riuniamo sotto il nome di “presocratici” è la ricerca di una risposta alla domanda fondamentale: che cos’è la realtà (physis)?
La questione veramente speciale è la presa di posizione rispetto all’accettazione delle spiegazioni fideiste della tradizione, l’allontanamento dalla risposta divina, la ricerca di metodi tutti umani per trovare risposte e lo sviluppo della razionalità (capacità di usare la ragione per pensare, capire e prendere decisioni). Attraverso l’osservazione della realtà e l’immaginazione di un necessario principio unico (archè) dal quale tutto ebbe inizio, questi pensatori ci propongono una loro affascinante cosmologia (oggi intesa come scienza che studia l’origine, l’evoluzione e la struttura dell’universo nel suo insieme)— es.: Talete (acqua), Anassimene (aria), Eraclito (panta rhei - “tutto scorre”, fuoco, divenire), Parmenide (essere immutabile), Atomisti (Leucippo, Democrito: atomi e vuoto).
In sintesi, il grande contributo di questi uomini allo sviluppo del pensiero razionale è la loro capacità (e coraggio) di spostare la spiegazione della realtà dal mito al razionale, hanno sostituito l'idea di un intervento divino rivelato o miracoloso con l'idea di una razionalità insita nel cosmo. Hanno aperto la strada a una visione in cui la giustizia, l'ordine e il divenire non dipendono dai capricci degli dèi o da sacre scritture, ma da principi naturali universali e intelligibili.
Socrate, Platone, Aristotele (V–IV sec. a.C.) — etica, politica, teoria della conoscenza.
Socrate: suo è il metodo maieutico (l’arte di fare domande per aiutare le persone a far uscire -“partorire”- la verità dentro di sé, pratica tuttora utilizzata e di grande supporto nel counseling filosofico -“dialogo socratico o maieutico”); etica (insieme di valori, regole e principi che guidano il nostro comportamento) come ricerca del bene attraverso la conoscenza.
Platone: attraverso la sua teoria delle idee ci propone la contrapposizione tra il mondo sensibile (quello delle cose, imperfetto e mutevole che percepiamo con i nostri sensi) e il mondo intelligibile (quello delle idee, che possiamo cogliere solo con l’intelletto, eterno, perfetto ed immutabile); le idee sono il criterio di giudizio che ci permette di comprendere la realtà; principio ancora irrealizzato il suo intendere la politica non come ricerca del potere ma come strumento per realizzare la giustizia e il bene comune.
Aristotele: le categorie, dieci modi fondamentali in cui l’essere si manifesta e attraverso cui descriviamo la realtà, come contenitori logici ed essenziali di tutto ciò che esiste, permettendo di classificare ogni affermazione o azione compiuta; la logica formale come studio delle regole e della struttura del ragionamento, ritenuto valido a prescindere dal suo contenuto (per esempio il sillogismo); la metafisica dell’atto (realizzazione) e della potenza (potenzialità), per spiegare il movimento, il cambiamento e la struttura della realtà; le quattro cause (materiale, formale, efficiente, finale) per spiegare il perché delle cose; l’etica teleologica secondo cui ogni azione umana mira a un fine e il fine ultimo di tutte le nostre azioni è il bene supremo inteso come felicità (eudaimonia), che si raggiunge vivendo secondo la ragione e praticando le virtù.
Questi uomini hanno contribuito a definire gli strumenti concettuali (logica, ontologia, etica normativa) che tuttora sono alla base del nostro pensiero.
Passaggio dall’Ellenismo alla Scolastica — dalla filosofia pratica alla metafisica teistica, l’adattamento del sapere.
Le scuole ellenistiche: gli stoici, secondo i quali la vita è un percorso guidato dalla ragione e in armonia con l’ordine naturale (quattro virtù cardinali: saggezza, coraggio, giustizia e moderazione), soggetto alla dicotomia del controllo, dove l’ obiettivo della serenità è raggiungibile concentrandosi solo su ciò che si può controllare (i propri pensieri e le proprie azioni) e accettando con distacco gli eventi esterni, non controllabili (concetto di resilienza e accettazione); gli epicurei, secondo i quali la vita è un percorso volto a raggiungere la felicità attraverso il piacere (inteso come assenza di dolore) e l'amicizia, la filosofia cura l'anima liberandola dai timori irrazionali verso gli dei e la morte, permettendo di vivere in tranquillità nel presente; gli scettici, che negano la possibilità per l’essere umano di raggiungere una verità assoluta e oggettiva, quindi ritengono necessaria la ricerca continua, la sospensione di ogni giudizio (epoché), l’imperturbabilità (intesa come abbandono della possibilità di spiegare ogni cosa e di possedere certezze assolute), la capacità di adattarsi alle cose del mondo.
Con un salto temporale di almeno nove secoli si arriva, in epoca medioevale, alla Filosofia Scolastica. Il maggior esponente è Tommaso d’Aquino, la cui caratteristica è l’aver unificato il rigore logico di Aristotele con la rivelazione cristiana. Il che non è visto come un regresso al recupero di risposte divine a domande irrisolte, bensì come una evoluzione dove la fede collabora con la ragione ad elevare la conoscenza umana. La filosofia è strumento di analisi autonomo, attraverso l’uso della ragione, e si fa mezzo per la spiegazione dei temi più alti della religione, arrivando con la “Summa Theologiae” alla dimostrazione dell’esistenza di Dio (teologia razionale - “Le cinque vie”: cinque argomenti logici basati sul principio aristotelico di causa ed effetto).
In questo periodo la filosofia sviluppa nuovi metodi argomentativi e assume centralità la metafisica teistica.
Rinascimento e periodo moderno (XVI–XVIII sec.) — nascita dell’epistemologia moderna (rivoluzione scientifica).
Cartesio, con il dubbio metodico, propone un procedimento filosofico il cui scopo è raggiungere una certezza assoluta e indubitabile, rappresentando in un certo senso la nascita del metodo scientifico (non così distante dal principio di falsificabilità di Popper, se non fosse per il fine naturalmente); con la svolta del cogito focalizza l’attenzione sull’Io pensante e perciò esistente, cioè sulla soggettività, sull’indagine introspettiva, ponendo in un certo senso le basi per la moderna psicologia scientifica, dalla quale però si distanzia nella definizione del dualismo netto mente/corpo; quindi la matematica come scienza universale per ogni sapere, cioè la necessità di metodo rigoroso, deduttivo ed evidente come base per la conoscenza.
Gli Empiristi (Bacone, Locke, Berkeley, Hume) sono i filosofi che hanno posto l’esperienza alla base della conoscenza, ponendosi un po’ come l’opposto filosofico di Platone: la ragione non è infallibile e non possiede conoscenze innate (ma semmai pregiudizi, di cui occorre liberarsi per procedere poi con l’osservazione e l’esperimento; il sapere ha utilità pratica per il progresso dell’essere umano); per Berkeley la realtà esiste solo dal momento che viene percepita dalla mente; fino a Hume che sembra recuperare le posizioni degli Scettici dell’ellenismo: le nostre certezze si basano su abitudini e probabilità, non possiamo fare esperienza diretta delle concatenazioni causa-effetto ma solo constatare delle successioni di eventi; l’Io non esiste come entità fissa e permanente nel tempo ma è solo un flusso ininterrotto e mutevole di percezioni.
In esatta contrapposizione si sviluppa la corrente dei Razionalisti (Leibniz, Spinoza) per i quali è ancora e sempre la ragione la fonte del sapere ed esistono idee innate impresse nella mente fin dalla nascita, si recupera la modalità di ragionamento deduttiva e i principi matematici di Cartesio. Poi, Spinoza e Leibniz sviluppano il tema in due maniere molto diverse. Spinoza elabora il panteismo determinista (Deus sive Natura) secondo cui tutto ciò che esiste è manifestazione di Dio (o della Natura, i termini sostanzialmente coincidono), la mente e il corpo non sono contrapposti ma rappresentano due facce della stessa medaglia, non esiste il caso ma la necessità: l’universo segue regole matematiche e geometriche necessarie, l’uomo raggiunge la libertà d’azione solo quando comprende razionalmente questo ordine universale, liberandosi delle passioni che lo rendono schiavo. Leibniz elabora invece il pluralismo spirituale secondo cui l’universo non è un unico blocco materiale bensì una composizione di particelle semplici ed elementari che possiedono al loro interno le caratteristiche determinanti del tutto (monadi), non comunicano tra di loro ma eseguono istruzioni innate, inserite da Dio, che le regolano e sincronizzano l’un l’altra perfettamente; tali particelle non sono materiali ma spirituali (o energetiche): la loro essenza non risiede nella materia, che è divisibile ed è pura apparenza, ma nel pensiero e nell’insita capacità di percepire. Possiamo trovare dei punti di contatto tra le idee di Platone e le monadi di Leibniz (immaterialità e riflessione dell’assoluto) e dei punti di distanza (l’universalità delle idee platoniche contro l’individualità delle monadi; l’eternità e immutabilità delle idee contro la dinamicità delle monadi; le idee sono puramente contemplabili dall’intelletto, le monadi sono centri di azione e percezione, dotate di una attività interna e vitale che permette loro di rappresentare l’universo e determinare, nei livelli più alti, la consapevolezza). Introduce il Principio di Ragion Sufficiente, secondo il quale ogni evento o realtà ha un motivo logico per essere così e non altrimenti e la conoscenza si basa su due grandi pilastri: la verità di ragione (sono le verità logiche e matematiche, non hanno bisogno di sperimentazione per essere comprovate) e la verità di fatto (sono le verità empiriche e gli eventi concreti).
E’ in questa fase della storia della filosofia che nasce la scienza moderna, che si struttura la scissione tra conoscenza e realtà, che si sviluppa il problema della certezza.
Kant e il ribaltamento della prospettiva conoscitiva con la Critica della ragion pura (fine XVIII sec.).
La filosofia di Kant rappresenta una rivoluzione copernicana del pensiero: così come Copernico rovesciò la prospettiva del moto apparente del Sole intorno alla Terra, così Kant stabilì che non è la mente che si adatta agli oggetti (alla realtà), ma viceversa sono gli oggetti ad adattarsi alle strutture della mente umana. Nel senso che non ci è possibile conoscere la cosa in sé (noumeno) ma solo il fenomeno, rappresentazione filtrata della realtà secondo le facoltà mentali dell’individuo.
E’ innegabile che Kant attinga a piene mani da Aristotele e dalla Scolastica, capovolgendone però l’essenza: ciò che in quelli è universale e ontologico, in questo è individuale e trascendente.
Il pensiero dell’Ottocento: Storicismo, materialismo storico e nichilismo.
Per Hegel “ciò che è razionale è reale e ciò che è reale è razionale”, vige la piena identità tra razionalità e realtà, al punto che la Storia stessa è un processo razionale, un vero e proprio sviluppo dialettico composto da tesi (i fatti di un’epoca) che si contrappone ad una antitesi (i fatti di un’altra epoca) per risolversi in una sintesi di ordine superiore che indica il percorso necessario verso un fine ultimo guidato dalla Ragione verso l’obiettivo della piena consapevolezza dello Spirito (che nella sua forma più integrale diventa l’Assoluto, cioè Concetto, puro pensiero razionale). La conoscenza umana si articola in tre forme: l’Arte (coglie l’Assoluto in forma sensibile attraverso l’intuizione), la Religione (coglie l’Assoluto in forma di rappresentazione attraverso il sentimento e la fede, mediante la figura di Dio e il racconto mitico), la Filosofia (rappresenta il grado di conoscenza più alto, in cui l’Assoluto si comprende nella sua forma più pura, come Concetto e puro pensiero razionale).
Marx accetta l’idea di Hegel che la Storia non sia una successione di eventi casuali ma un processo razionale e dinamico, anche per lui il motore della realtà e della storia è la contrapposizione e il superamento di elementi opposti. Critica invece l’idealismo di Hegel, per lui non è lo Spirito assoluto a creare la storia, bensì le condizioni materiali, economiche e sociali. Quello che in Hegel era difesa dello status quo (le condizioni storiche in cui ci si trova in un dato tempo sono esattamente quelle che devono essere), in Marx diventa invece manifestazione di irrazionalità e ingiustizia (la “ragione” e le idee dominanti sono solo il riflesso degli interessi materiali della classe dominante, che si esplicano nello sfruttamento del proletariato) da sovvertire anche con l’uso della forza (rivoluzione). Nietzsche poi rivendica una profonda critica sia allo storicismo che al razionalismo: del primo contrasta il senso di necessità, riservando all’essere umano la capacità e la volontà di guidare e mutare gli eventi, del secondo respinge l’eccessiva fiducia nella ragione e nella pretesa di oggettività scientifica (positivismo); il vero motore è la creatività dell’individuo (volontà di potenza, intesa come valore vitale dell’istinto). L’esistenza è fatta di caos, di irrazionalità e di dolore esistenziale contro cui l’individuo che intenda vivere davvero deve ribellarsi per emergere e creare il suo futuro.
Il contributo di questi filosofi è notevole nel suo sovvertire tradizioni e presupposti morali e apre la strada al pensiero attuale.
XX secolo — pluralizzazione dei metodi e delle domande
La filosofia del XX secolo è un mosaico complesso e ricco di correnti. La Fenomenologia (Husserl, Merleau-Ponty) è lo studio dei fenomeni e della coscienza così come si manifestano all’esperienza, con la sospensione del giudizio sulla realtà oggettiva. L’interesse è sul rapporto tra osservatore e realtà osservata, senza alcuna negazione e nessun preconcetto. La coscienza si rapporta continuamente con l’esterno e con l’interno dell’individuo (intenzionalità della coscienza), le informazioni vengono registrate ma anche elaborate e acquisiscono un senso preciso che risente dell’esperienza personale.
L’Esistenzialismo (Sartre, Camus) è un movimento filosofico che mette al centro l’individuo, la sua libertà, le sue angosce, le sue responsabilità. Non vi è nulla di predeterminato, l’essere umano deve trovare il suo proprio significato in un mondo percepito privo di certezze.
Il Pragmatismo (James, Dewey) asserisce che è vero ciò che funziona e che la validità di un’idea o concetto si misura sulla base del risultato pratico che comporta e sull’utilità concreta per l’individuo e per la società; la conoscenza è uno strumento che permette di risolvere problemi pratici e ottenere vantaggi concreti per il miglioramento della vita.
La Filosofia analitica (Russell, Wittgenstein, Popper) si rivolge al linguaggio e al metodo scientifico nella ricerca della chiarezza logica e nella differenziazione tra scienza e non scienza.
Lo Strutturalismo (Saussure, Lévi-Strauss) cerca le regole che governano la cultura analizzando il linguaggio e la società con l’idea che siano governati da leggi fisse e oggettive (strutture); ne segue il post-strutturalismo (Foucault, Derrida) che vi si contrappone, riconoscendo l’esistenza di strutture, ma rifiutando l’idea che siano fisse, universali, oggettive: con la decostruzione si intende che non esiste una verità ultima e un significato stabile: piena apertura alle singole interpretazioni; con la critica al soggetto viene superata la concezione di un Io razionale e unitario; il sapere, attraverso il linguaggio e le strutture culturali, si fa strumento di potere e controllo sociale.
Il contributo di questi movimenti al pensiero umano è legato allo smantellamento delle grandi narrazioni unificanti; all’attenzione al linguaggio, alla pratica e al contesto; alla valutazione degli utilizzi della conoscenza come strumento sociale.
Contemporaneità, problemi epistemologici (teoria della conoscenza) — complessità, interdisciplinarità, relativismo critico.
La crescente consapevolezza dei limiti degli approcci riduzionisti (in sintesi il riduzionismo si basa sull’idea che l’insieme sia la semplice somma delle parti, quindi per studiare un fenomeno complesso è sufficiente suddividerlo nelle sue parti più semplici e studiare quelle; la critica sottolinea che fenomeni complessi come la coscienza o le proprietà biologiche non trovano spiegazione in questo approccio metodologico) comporta la necessità di integrare scienze naturali, sociali e riflessione filosofica.
Le questioni chiave sono: come conoscere sistemi complessi? quali sono i confini tra scienza e valori? come integrare pluralità di metodi?
Edgar Morin e la teoria della complessità (XX–XXI sec.) — sintesi metodologica
Deciso oppositore del riduzionismo è Edgar Morin, fondatore del pensiero complesso, contrario a tutto ciò che frammenta la conoscenza e separa discipline (eccessiva specializzazione) che invece devono dialogare e compenetrarsi per produrre conoscenza e comprensione del mondo. Il fondamento del pensiero complesso è l’approccio interdisciplinare, con l’accettazione delle contraddizioni e delle incertezze del mondo reale.
Fondamentale il suo contributo, strettamente connesso alla complessità della società attuale, propone una riforma del pensiero e dell’educazione per affrontare i problemi globali, tutti evidentemente interconnessi.
In conclusione.
Nella storia della filosofia si intravede un filo conduttore fatto di ricerca della verità, uso della ragione e dell’argomentazione, si respira una tensione tra unità e pluralità; e vi sono dei momenti di svolta: il passaggio dal mito al logos, la nascita della scienza moderna, Kant che riorganizza la conoscenza, il XIX secolo che storicizza e politicizza la filosofia, il XX secolo che problematizza linguaggio, ne fa fonte di potere e si concentra sul soggetto, Morin che si oppone con forza alla frammentazione del sapere e all’eccesso di specializzazione.
La filosofia è passata dall’analisi di “che cosa è” a “come conosciamo e come operiamo” nel mondo complesso. Oggi serve un pensiero capace di integrare dati scientifici, prospettive storiche, etica e politica: il messaggio che ci lascia Morin è fortemente concentrato sui problemi ambientali, tecnologici e sociali.
Indicazioni bibliografiche.
Frammenti presocratici; Platone, Repubblica (selezioni); Aristotele, Etica Nicomachea (selezione); Kant, Critica della Ragion Pura (introduzione/estratti); Hegel (Fenomenologia dello spirito, estratti); Nietzsche (Genealogia della morale, selezioni); Wittgenstein (Tractatus o Ricerche filosofiche, estratti); testi di Morin su complessità (introduzione).